Oggi nelle scatole che mi hanno portato i miei ultimamente, ho trovato la mia tesi di laurea in ingegneria gestionale, del dicembre 1996. Carino leggere il titolo “de aandacht intern” che significa “l’attenzione verso l’interno” (non me lo ricordavo). Una tesi basata sullo studio dei cambiamenti nei processi, le relazioni tra le persone e la loro comunicazione all’interno di un’azienda in crescita.
Mi ricordo ancora i momenti di ascolto e di osservazione, i blocchi tra le persone per colpa di convinzioni radicate e le mie meraviglie sulle miscomunicazioni tra di loro. Tanti anni di ascolto, studio e osservazione sono passati da allora, tanti approfondimenti sull’apprendimento umano, sul confine tra motivazione e resistenza, approfondimenti sugli approcci cognitivi e la differenza tra l’elaborazione razionale ed emotiva.
Ed oggi? Osservo ancora, e ascolto. Aiuto altre persone a percepire i propri processi decisionali, i propri cambi di stato, blocchi corporei, motivazioni e resistenze, con i cavalli presenti, vivi sinceri ed evocativi.
Il risultato: far vivere alle persone la dimensione delle proprie relazioni, interazioni e scelte, permettendo più consapevolezza e flessibilità, rompendo schemi e aprendo l’orizzonte, oppure, come qualcuno mi ha detto poco tempo fa; creando terremoti mentali.




